08Nov
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Bread for Women

Il progetto unisce intervento umanitario e azioni mirate allo sviluppo. Nato a Kabul, è stato concepito per essere esteso ad altre città e province afghane, con l’obiettivo di generare un impatto economico positivo su larga scala.

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31Ott
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L’unica speranza per il futuro. Storia di Khalid

Khalid è un bambino di 7 anni. Ha due fratelli di 15 e 7 anni e una sorella di 12. Sua madre è una casalinga, suo padre un agente di polizia. Khalid e la sua famiglia avevano una vita prospera e felice, una vita normale. Poi una bomba ha colpito proprio la strada dove il padre di Khalid era di pattuglia. L’uomo è morto, e per la sua famiglia è iniziata una vita diversa (…)

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03Ott
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NOVE e Avvenire per le donne Afghane
NOVE e Avvenire per le donne Afghane Nabila e le altre: «Noi, disoccupate per forza» Il divieto talebano che ha imposto la chiusura dei centri estetici ha lasciato senza lavoro decine di migliaia di donne. Tra queste anche molte delle donne che avevano frequentato i corsi di formazione professionale di NOVE. Su Avvenire le loro [...] Read More >>
19Set
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Sopravvivere vendendo cosmetici in Afghanistan. Storia di Laila

Laila ha 25 anni, vive a Kabul e ha iniziato a lavorare dopo aver frequentato i corsi di formazione professionale di NOVE in sviluppo aziendale.
6 mesi fa, ha avviato un negozio online di prodotti cosmetici e di bellezza per donne. Vende prodotti sia afghani che stranieri ed è anche una grossista che fornisce prodotti di bellezza a alcuni negozi nei mercati di Kabul (…)

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15Set
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Un nuovo inizio. Storia di Nisar

Nisar ha dodici anni e da ormai un anno e mezzo vive nell’orfanotrofio di Kapisa . Suo padre è morto 9 anni fa, 2 anni fa, a causa di una grave malattia, ha perso anche la mamma. La sorella maggiore, di 20 anni, si è sposata e si è trasferita in Iran. Alla morte della mamma, Nisar e sua sorella Behista di 13 anni, si sono trasferiti dallo zio, l’unico parente rimasto (…)

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04Set
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Mi sembrava che una lama mi avesse trafitto l’anima. Storia di Nabila.

Avevo un lavoro non molto remunerativo, mia suocera e mio marito riuscivano a fare dei lavori saltuari, unendo i proventi riuscivamo ad andare avanti. Dopo l’arrivo dei talebani la crisi è diventata sempre più grave, i prezzi sono diventati sempre più alti e il lavoro è iniziato a mancare. Io ho perso il mio impiego e i lavori, sempre più saltuari, non bastavano a mantenerci (…)

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28Ago
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Storia della discriminazione positiva. La testimonianza di Alberto Cairo

Vivo in Afghanistan dal 1990 e mi occupo di persone rese disabili direttamente dalla guerra -come le vittime delle mine anti-uomo-, o con problemi motori dovuti a malattie, incidenti, cause congenite. Il lavoro consiste nella riabilitazione fisica (fisioterapia, protesi, carrozzine), e nell’inclusione sociale (attraverso la scuola, corsi professionali, micro-prestiti, impiego e sport) per reinserire la persona disabile nella società con un ruolo dignitoso. È l’obiettivo finale e il più difficile.

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