19Gen

Fazzoletti Rossi: oltre 400 persone, perlopiù donne, evacuate da NOVE mentre i talebani prendevano Kabul

Nell’agosto 2021, mentre i talebani prendevano Kabul, NOVE ha messo in atto una delle operazioni umanitarie più complesse e coraggiose della sua storia: l’Operazione Fazzoletti Rossi. In quei giorni concitati, l’ufficio di NOVE nella capitale afghana venne sommerso da centinaia di richieste di evacuazione, soprattutto da parte di donne in grave pericolo: attiviste, politiche, dipendenti governative, operatrici di ONG locali, spesso con bambini piccoli al seguito.

Quando Giovanna Foglia, con il Trust Nel Nome della Donna mise a disposizione voli gratuiti con Electra Airways, NOVE diede il via a una complessa operazione che combinava un corridoio terrestre con un ponte aereo, realizzati dallo staff italo–afghano e volontari di NOVE, in collaborazione con il Comando Operativo di Vertice Interforze (operazione Aquila Omnia) e il Ministero Italiano degli Affari Esteri.

Una missione quasi impossibile

Evacuare civili terrorizzati, in gran parte donne e bambini, non abituati a seguire istruzioni né a muoversi di notte, sfidando il coprifuoco e aggirando i posti di blocco talebani, sembrava irrealizzabile per una piccola ONG.

NOVE organizzò i beneficiari in piccoli gruppi, fornendo indicazioni via WhatsApp e Telegram, grazie anche al supporto di volontari della diaspora afghana. Ogni gruppo veniva guidato verso punti di raccolta prestabiliti e poi riunito agli altri, così da poter avanzare insieme, trovando con più forza e coraggio un varco tra la folla. Lungo il tragitto, osservatori appostati riferivano in tempo reale blocchi e pericoli.

Migliaia di persone in fuga erano ammassate fuori dell’aeroporto. Era il caos totale. Quando i gruppi guidati da NOVE riuscirono a raggiungere l’aeroporto, alcune si persero nella folla. Le entrate erano chiuse, una o l’altro apriva senza preavviso per pochi momenti. Chi aveva raggiunto un’entrata, esausto, doveva aspettare ore o giorni senza cibo né acqua, sperando che si aprisse e di riuscire ad entrare. Le batterie dei telefoni si scaricavano e le comunicazioni diventarono sempre più difficili,

Il fazzoletto rosso

Per facilitare l’identificazione, NOVE aveva istruito le persone assistite a portare un fazzoletto rosso legato al polso o ai vestiti, e aveva informato di questo i soldati italiani che pattugliavano l’aeroporto, i Carabinieri Tuscania. I Carabinieri individuarono finalmente una giovane donna con il fazzoletto rosso, inviarono la sua foto a NOVE, che la riconobbe, e aprirono il varco per farla entrare. La giovane donna, Amina, ebbe il coraggio di uscire di nuovo, più volte, insieme ai Carabinieri, per identificare e far entrare gli altri dispersi nella folla.

Missione compiuta: oltre i confini della paura

In quei giorni i voli civili non potevano atterrare a Kabul. L’aereo dell’Aeronautica Militare italiana portò gli evacuati inclusi nella lista di NOVE a Kuwait City, da dove volarono a Roma con l’aeromobile messo a disposizione dal Trust Nel Nome della Donna, accompagnati da un membro dello staff di NOVE.

È così che oltre 400 persone in pericolo furono evacuate in sicurezza da NOVE, che continuò ad assisterle in Italia accelerando le procedure di asilo e attivando progetti dedicati.

Solo tre giorni dopo la partenza dell’ultima persona assistita da NOVE, un attentato all’aeroporto di Kabul uccise più di 180 persone ancora in attesa di fuggire. Una tragedia che testimonia, con drammatica chiarezza, il rischio estremo corso da chi cercava scampo.

Rassegna stampa:

https://www.corriere.it/esteri/21_agosto_22/afghanistan-continua-ponte-aereo-arrivati-fiumicino-altri-due-voli-eca24f66-0360-11ec-a781-2e5fd3899a69.shtml

https://video.sky.it/news/mondo/video/fuga-kabul-storia-amina-fazzoletti-rossi-690513

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