13Apr

Dove sono i soci di NOVE?

Striscia di Gaza
24 dicembre 2025
Non passa settimana che un pensiero non vada alle sfide di Nove nella realtà complessa in cui viviamo. Tutt’intorno, l’inverno si presenta difficile: a riflettori spenti, violazioni, incursioni e attacchi sono la quotidianità e non fanno rumore, così come il fatto che dall’altro lato del reticolato transita poco o nulla verso l’interno per via di un possibile ‘doppio impiego’. Piove, fa freddo, migliaia di bambini nel fango. Una vergogna che si protrae, sotto il cielo che sovrasta tutti, e che non scivola addosso a chi qui assiste, spesso impotente.
10 febbraio 2026
Una notte in più su di una branda in un edificio adiacente all’ospedale di Rafah. Da settimane, i riflettori mediatici si sono spenti, ma esplosioni e attacchi continuano a ferire e uccidere. Col buio pesto, non è possibile sapere cosa stia accadendo là fuori. Le risposte inesistenti creano ansia; occorre cambiare prospettiva. E poi accade che sotto tende sdrucite si rimane incantati dalla probabilità dell’improbabile: nasce una bimba, bellissima, occhi aperti, non un pianto, sembra quasi divertita. Per arrivare all’alba non c’è altra via che una notte alla ricerca del nome di una stella.
A.
Kuwait
7 marzo 2026
Dopo una settimana di attacchi continui con droni e missili, sto lasciando il Kuwait per riportare in Italia mia figlia. In questi giorni, molti animali sembravano percepire i boati un attimo prima dell’esplosione; gli uccelli si alzavano in volo poco prima che partisse la contraerea, e le nostre gatte, per le quali quei rumori erano del tutto nuovi, come per la maggior parte degli esseri viventi in questa parte di mondo, andavano a cercare riparo sotto divani e poltrone.
Elena
Ucraina
5 marzo 2026
Sono ancora qui. Sembra scavalliamo il freddo, è stato un inverno durissimo.
15 marzo 2026
La primavera in Ucraina inizia il 1 marzo, non il 21. A Kyiv se la sono proprio ripresa a forza, dopo tre mesi di un inverno molto rigido. Sono usciti tutti per strada, l’8 marzo era pieno di fiori. Eravamo tutti stufi di mancanza di elettricità fino a 20 ore al giorno, senza acqua calda, senza riscaldamento. Io mi sono spostata a gennaio, dopo l’attacco che ha messo in ginocchio la città. Dentro casa vedevo la nuvola del mio respiro, faceva troppo freddo. I bambini che a settembre erano tornati finalmente a scuola, costretti di nuovo a rimanere a casa perché alcune scuole, senza riscaldamento, hanno chiuso. È proprio una strategia volta ad abbattere il morale, ma quello ucraino non cede.
Letizia
Italia
11 marzo 2026, Salerno
Ieri ‘cena con delitto’ per raccogliere fondi per NOVE in ex Arsenali, dove fino al 1800 c’era la spiaggia.
12 marzo 2026, Salerno
Abbiamo ripreso anche il progetto dell’Associazione Sant’Andrea, nella quale ho ‘innestato’ un gruppo di giovani architette, che gestiscono un collettivo e centro culturale.
Paola
30 marzo 2026, Palermo
La vita sorprende sempre, soprattutto nelle traiettorie imprevedibili degli incontri. All’aeroporto, il 10 settembre scorso, ho visto arrivare Ayeda: una bimba afghana di appena due anni e sette chili di peso, proveniente dall’Iran e affetta da una rara malattia. Esisteva solo un modo per salvarle la vita: un trapianto di fegato. Da quel momento, la storia di Ayeda e dei suoi genitori si è intrecciata con la mia personale, con NOVE e una rete di volontarie e volontari in tutta Italia. È così che si è aperta la possibilità del trapianto presso l’ISMETT di Palermo. Poi il tempo ha fatto il suo corso, carico di attesa, paura e speranza. Non dimenticherò mai il 18 febbraio. Dieci ore di intervento. Mentre la piccola era in sala operatoria, ho tenuto le mani della sua mamma tra le mie, cercando di trasmetterle forza, presenza, vita. E lei mi ha detto: “Da oggi siamo sorelle”. Tra qualche giorno Ayeda sarà dimessa e io porto con me, indelebile, il senso profondo di cosa significhi esserci.
Teresa
Uganda
8 marzo 2026
In Italia viene ancora chiamata “festa della donna”, in realtà è la Giornata Internazionale della Donna, differenza tutt’altro che semantica. Sono all’aeroporto di Malpensa, in partenza per Kampala. Non l’ho mai visto così vuoto. La barista mi dice che è così da giorni: la gente ha paura di muoversi, paura forse di tutto ciò che non può controllare. Lo capisco, anche a me sembra che il luogo più sicuro sarebbe il mio salotto. Tuttavia il lavoro oggi mi chiama in Uganda, per capire se e come sia ancora possibile sostenere, accompagnare, restare.
17 marzo 2026
Sono a Gulu, nord Uganda, regione dell’Acholi. Qui c’è una delle più grandi presenze di rifugiati al mondo. Arrivano dal Sud Sudan, dal Sudan, dalla Repubblica Democratica del Congo. Tutte zone di guerra. Tutti luoghi in cui a pagare il prezzo più alto sono, ancora una volta, donne e bambini. Questa terra oggi appare quieta, quasi sospesa. Eppure la guerra non è mai davvero passata: si percepisce nelle generazioni, nei silenzi, nelle traiettorie di vita che portano
ancora i segni di ciò che è stato. E mentre altrove la paura immobilizza e trattiene, qui la vita continua a riorganizzarsi attorno alla sopravvivenza, alla cura, alla possibilità, fragile ma ostinata, di restare umani.
Arianna
Afghanistan
1 gennaio 2026
Arrivato oggi a Kabul. Passare da Milano a qui è uno colpo, sempre. Dalla finestra vedo case scrostate, matasse di fili elettrici ondeggianti, tetti coperti di rottami. Per le strade gente che pedala su bici sgangherate, pedoni frettolosi di certo, le solite mendicanti in burqa sedute a terra davanti alle panetterie, carrettini che procedono adagio vendendo di tutto. E il peggio non si vede.
Buon anno.
16 marzo 2026
La contraerea è in agitazione, il che significa che gli aerei pakistani hanno bombardato da qualche parte. Nella mia zona tutto tranquillo. Io sono a letto con un libro noioso.
Alberto
Messico
20 marzo 2026
La povertà messicana ha una forma diversa da quella afghana: si maschera di progresso e modernità, ma si traduce in una fragilità quotidiana fatta di lavori informali, insicurezza e assenza di vere reti di protezione sociale, lasciando molte vite sospese.
Alessandra
Siria
23 marzo 2026
Ciao Susanna. Sto bene…All’inizio, nei cieli siriani si vedevano abbastanza frequentemente oggetti (probabilmente missili) che andava da una parte all’altra e molti venivano intercettati, provocando danni e morti per la caduta dei pezzi. Da circa 10 giorni, la frequenza è diminuita. Siamo ora considerati il paese più sicuro dell’area e le autorità siriane stanno cercando di mantenersi fuori dal conflitto. Ma la situazione potrebbe cambiare da un momento all’altro.
A.
Questi sono frammenti dei messaggi ricevuti negli ultimi tempi da alcuni soci di NOVE. Ognuno ha il suo lavoro, ma trova comunque il modo di dedicare tempo ed energia alla nostra associazione. C’è chi contribuisce dopo una lunga giornata, chi nei ritagli del weekend, chi solo con un’idea condivisa al momento giusto.
NOVE è anche una rete di persone, storie e passioni che si intrecciano, nonostante la distanza.
Categories: Storie

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