08Giu

Storia di Mohammadullah. Il diritto di sognare

Sognava di far parte del mondo dal retro del negozio di rigatterie del padre, ora è capitano e decano della nazionale afghana di basket in carrozzina.

Mohammadullah nasce nella provincia di Wardak, a sud di Kabul, è di etnia pashtun.

Dal 1992, per una scheggia che lo ferisce alla schiena, perde l’uso delle gambe. Con le scuole inaccessibili a chi è in carrozzina, impara solo a leggere e scrivere. Per aiutare la famiglia, ripara biciclette, forature per lo più, e passa il tempo nel negozietto del padre, un rigattiere.

Silenzioso e mite, sembra non avere ambizioni, rassegnato. Invece vorrebbe un negozio vero, dove fare l’imprenditore, incontrare gente, sentirsi parte del mondo. Non pensa ad altro. Sa bene che in Afghanistan per una persona in carrozzina è impossibile e il denaro manca.

Quello che più lo ferisce, però, è che nessuno creda in lui. Accontentati di ciò che hai, gli dicono. Si ammala, ha dolori dappertutto, alla testa, alle spalle, ai reni, dorme poco e male. Parla ancora meno, è sempre cupo.

Quando gli dicono che si cercano giocatori per creare una squadra di pallacanestro, Mohammadullah esita. Il suo fisioterapista deve spingerlo ad iscriversi. Sarà un’altra delusione, pensa. Invece è amore a prima vista.

Dopo nemmeno un mese i dolori scompaiono. Durante gli allenamenti si impegna come non mai, impara in fretta, è concentratissimo. Soprattutto, è un uomo squadra, non gioca per sé. Utilissimo, prezioso e affidabile, tutti lo vogliono.

Entra a gonfie vele nella nazionale, diventa l’eroe del suo quartiere, viaggia e gioca in Italia, Cina, Tailandia, Giappone, lui che non era mai uscito da Kabul. Stringe amicizie, vede cose che neppure immaginava, è intervistato alla televisione.

Desidera ancora aprire il suo negozio, ma un altro sogno si fa largo: vivere di pallacanestro, allenando le squadre giovanili. La sua candidatura è subito accettata. Finalmente qualcuno crede in me, pensa.

 

So che un giorno qualcun altro prenderà il mio posto di capitano, ma sarà qualcuno che ho formato io.

 

C’è una nota di malinconia nella sua voce quando pronuncia questa frase, ma anche l’orgoglio e la serenità di chi sa che lo sport farà sempre parte della sua vita.

Il progetto La Forza dello Sport sostiene le squadre afghane di pallacanestro in carrozzina, finanzia le spese di partecipazione delle squadre nazionali ai tornei internazionali, dona carrozzine da competizione, forma figure professionali (arbitri, allenatori e classificatori)  nell’ambito dello sport per disabili. Il progetto ha finanziato inoltre la riabilitazione di una struttura sportiva a Maimana e, in collaborazione con il Comitato Internazionale della Croce Rossa, la costruzione di un palazzetto dello sport per disabili a Herat, il secondo in tutto l’Afghanistan. Il progetto è diretto da Alberto Cairo, socio di NOVE, due volte candidato al Premio Nobel per la Pace, insignito della Medaglia Henry Dunant e per oltre trent’anni responsabile del Programma Ortopedico della Comitato Internazionale della Croce Rossa in Afghanistan.

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