Donne in Ripartenza
Imprenditoria femminile per donne sfollate interne e ‘returnees’
L’Afghanistan sta vivendo una delle crisi di mobilità forzata più significative a livello globale. Per oltre quarant’anni il Paese è stato caratterizzato da conflitti persistenti, insicurezza cronica e disastri climatici ricorrenti. L’escalation del conflitto tra le forze governative e i talebani nel 2021 ha accelerato una fuga di massa interna, aggravata negli anni successivi dal progressivo indebolimento delle condizioni economiche e sociali.
Secondo i dati più recenti pubblicati da UNHCR, nel 2025 il numero di persone sfollate interne (IDP) in Afghanistan è stato di circa 3,2 milioni. A questo dato si aggiunge un crescente numero di returnees, afghani rientrati forzatamente o sotto forte pressione dai Paesi limitrofi, in particolare Iran e Pakistan, a seguito dell’inasprimento delle politiche migratorie e del deterioramento dei rapporti regionali. Questi rientri massivi stanno esercitando una pressione ulteriore su comunità già fragili, servizi essenziali e mercati del lavoro informali.
L’impatto su donne e ragazze
A causa della crisi economica, dei tabù culturali e dei divieti imposti dalle autorità talebane, per le donne afghane è estremamente difficile accedere anche ai servizi essenziali, inclusi la sanità e gli aiuti umanitari. Per le donne e le ragazze sfollate internamente o rientrate dall’estero in condizioni di vulnerabilità, l’accesso a qualsiasi forma di sostegno diventa spesso quasi impossibile.
Prive di una fonte di reddito stabile, di un’abitazione sicura e, in molti casi, di documenti d’identità, molte donne possono sopravvivere solo grazie alla solidarietà informale di parenti o estranei, esponendole a gravi rischi di sfruttamento, esclusione e violenza.
Il progetto Donne in Ripartenza: dall’emergenza all’impresa
Di fronte a questa emergenza complessa e prolungata, NOVE, in collaborazione con l’associazione afghana Harakat, ha realizzato il progetto Donne in Ripartenza per promuovere l’indipendenza socioeconomica di donne e ragazze sfollate interne e returnees, nelle città di Kabul e Jalalabad. Nel contesto del progetto, le beneficiarie si suddividono in modo pressoché equilibrato tra donne sfollate interne e donne rientrate dall’estero, entrambe accomunate da condizioni di elevata vulnerabilità.
Il progetto ha ampliato le opportunità di lavoro per 50 donne e ha sostenuto
la creazione o il rilancio di 30 microimprese femminili, offrendo un percorso strutturato di formazione imprenditoriale, finanziaria e di marketing, finalizzato all’avvio o al rafforzamento di attività economiche sostenibili. I corsi di formazione, della durata di tre mesi, si sono conclusi con la presentazione dei business plan a una commissione specializzata composta da rappresentanti della Camera di Commercio Femminile, NOVE, Harakat e altri stakeholder locali.
Le 30 proposte giudicate più solide e promettenti hanno ricevuto un supporto tecnico e finanziario di 2.100 dollari ciascuna, abbinato a un percorso di coaching individuale della durata di tre mesi, per accompagnare le beneficiarie nel superamento delle sfide iniziali e nel consolidamento delle attività.