03Nov

La soluzione non è morire – Storia di Laleh

Laleh è una ragazza aggraziata, piccola di statura, dall’espressione triste per non dire disperata. Tre anni fa Il marito è morto in un’esplosione, hanno cercato il corpo senza trovarne nemmeno un pezzetto. Da allora è rimasta sola con i figli: una femmina di dieci anni, un maschio di nove e uno di quattro.

“Dopo la morte di mio marito ho tirato avanti con lavori saltuari in casa di altre famiglie. Alcune sono fuggite all’arrivo dei talebani, altre sono diventate povere, ora è molto difficile trovare lavoro”.

L’ultimo che ha fatto è stato lavare dei tappeti; i soldi guadagnati sono finiti presto, non ne ha più abbastanza per comprare da mangiare. Ma non è questo il peggio.
Nella sua famiglia d’origine non ci sono uomini e con i parenti del marito non ha quasi più rapporti; la suocera è emigrata in Iran e non manda nulla, nemmeno per i bambini. Qualcuno la insulta perché è sola, senza un uomo che la protegga: dovrebbe risposarsi per mettere al sicuro sé stessa e i figli.

Laleh ha chiesto invano aiuto ai vicini, al capo distretto. L’unico a farsi avanti è stato un lontano parente del marito, che le ha chiesto di sposarlo. Ha 70 anni e Laleh ha rifiutato. “E’ troppo vecchio e non è una brava
persona”. Lui non si è dato per vinto, poco dopo è tornato con due uomini armati e l’ha minacciata: se non mi sposi ti porterò via tuo figlio, il più piccolo.

“Ero talmente disperata che ho pensato di vendere il mio bambino, per avere un po’ di soldi e scappare con gli altri due. Ma il mio cuore non me lo fa fare. L’unica soluzione è morire”, ha detto quando la presidente di NOVE l’ha incontrata la prima volta nella casupola dove si nascondeva, terrorizzata. “Vedi quel legno sul soffitto? Mi impicco lì”. Le sue parole calme, atone, si sono trasformate in singhiozzi silenziosi. Sotto gli sguardi atterriti dei figli ha continuato: “È giorni che ci penso. Quando avete telefonato per incontrarmi mi sono detta: aspetto che arrivino questi stranieri, se aiutano davvero le persone si occuperanno dei miei figli. Lo farete, me lo prometti?”.

NOVE ha inserito Laleh nel progetto Dignity. Ha trasferito lei ei figli in un luogo sicuro, dove l’uomo che la minaccia non può trovarla. Le fornisce cibo, medicine, tutto il necessario. Ha iscritto i figli a scuola e lei a un
corso per diventare estetista che le permetterà di svolgere questo mestiere in casa e avere un piccolo reddito per mantenere la famiglia.

Laleh e i suoi bambini hanno finalmente ricominciato a vivere.

Nove ha incontrato Laleh a Kabul nel marzo 2022 e l’ha inserita nel progetto Dignity ad aprile 2022.

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