18Mar

NOVE Caring Humans da Kabul. Davanti all’ospedale colpito, tra paura e attesa.

“Davanti all’ingresso decine di persone, circa un centinaio, uomini e donne fermi davanti agli elenchi affissi al muro, intenti a cercare un nome, una conferma, una notizia. Ognuno sperava di ritrovare il proprio familiare tra i feriti trasferiti in ospedale, tra coloro che erano stati spostati in un altro centro, l’Aaghoosh, poco distante, o almeno di capire cosa fosse accaduto.” ci racconta Hamad del team di NOVE Caring Humans Kabul.

Secondo quanto ci è stato riferito sul posto, 491 persone sarebbero state trasferite al centro Aaghoosh perché illese o con ferite lievi. Un altro elenco riportava invece 261 feriti trasferiti in vari ospedali per ricevere cure l’elenco delle vittime, non è ancora stato pubblicato. L’identificazione dei morti richiede tempo, una volta completata, la lista sarà affissa all’esterno del centro.  Le persone con cui abbiamo parlato ci hanno riferito che il numero delle vittime sarebbe intorno a 400. “Più dei numeri – prosegue Hamad – ci hanno colpito i volti e le parole di chi era lì ad aspettare. Un uomo ha raccontato di aver portato suo figlio in quel centro per la riabilitazione appena un mese fa. Un altro ci ha detto che suo fratello era ricoverato lì e, con un sollievo che si mescolava allo shock, ha ripetuto: grazie a Dio è vivo. Un’altra persona, visibilmente sotto stress, continuava a dire di non aver trovato il nome di suo zio in nessuno degli elenchi e temeva che potesse essere tra i morti, in una lista che non era ancora stata resa pubblica.”

Persone sospese tra speranza e paura, costrette a cercare i propri cari su un foglio appeso a un muro. Una scena di dolore, attesa e smarrimento che racconta con crudezza il peso umano di questo attacco.

NOVE Caring Humans

Kabul, 18 marzo 2026

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