Susanna Fioretti – co-fondatrice di NOVE Caring Humans: «Non mi arrendo facilmente ai no»
Susanna Fioretti ha lavorato in una società di edizioni musicali, nella segreteria della Direzione Generale dell’ENEA, ed è stata coordinatrice di un progetto di tutela ambientale in Grecia. Parallelamente, ha conseguito il diploma di infermiera volontaria della Croce Rossa Italiana e ha fatto servizio per oltre due anni come crocerossina in un campo nomadi alla periferia di Roma, in cui centinaia di persone di diversa etnia, accampate in baracche e roulotte, avevano una convivenza difficile e spesso violenta. Questa esperienza, raccontata nel suo libro Frammenti di una storia romana, ha contribuito in modo decisivo a orientarla verso la cooperazione umanitaria.
Nella sua prima missione come cooperante internazionale, si è occupata di un programma di emergenza contro la malnutrizione acuta infantile nel deserto della Mauritania, contesto segnato da una lotta quotidiana contro la morte. Per la Croce Rossa Italiana e per la Cooperazione Italiana (Ministero degli Affari Esteri) ha successivamente seguito sia progetti di assistenza umanitaria sia iniziative di sviluppo che, attraverso educazione, formazione e creazione di attività generatrici di reddito, sia iniziative di sviluppo che, attraverso educazione, formazione e creazione di attività generatrici di reddito, portano a superare lo stato di bisogno costante e diventare autonomi.
Nel corso degli anni, Susanna ha effettuato numerose missioni in India, Yemen, Mozambico, Iran, Sudan, Sud Sudan – dove ha lavorato per il Comitato Internazionale della Croce Rossa – e soprattutto in Afghanistan. Arrivata a Kabul nel 2002, poco dopo la caduta del primo regime talebano, si è occupata del sostegno agli orfanotrofi pubblici. Poi, attraverso il confronto con famiglie, Consigli degli Anziani e altre autorità locali, ha ottenuto l’autorizzazione ad aprire un centro femminile di alfabetizzazione e formazione professionale, in cui le donne hanno avuto accesso ad ambiti di lavoro tradizionalmente riservati agli uomini, come le riparazioni elettriche ed elettroniche, l’assemblaggio di apparecchi fotovoltaici, il taglio delle gemme e la gioielleria.
Nel 2012 ha fondato insieme ad Arianna Briganti NOVE Onlus (oggi NOVE Caring Humans), di cui è diventata presidente. Da allora ha continuato a lavorare in Afghanistan e in Italia, con il suo approccio fortemente pragmatico, dedicandosi in particolare a donne e bambini. Tra i progetti da lei ideati e realizzati vi sono una scuola guida femminile e il Pink Shuttle, primo e unico servizio di trasporto afghano tutto al femminile. Iniziative presentate come compatibili con le regole di separazione tra i sessi, per farle approvare; ma concepite con l’obiettivo sostanziale di aumentare la sicurezza e la mobilità delle donne, favorendo così un loro maggiore accesso a istruzione, formazione, cure sanitarie e lavoro. (The Future Project ha riconosciuto al Pink Shuttle il premio Innovators for the Future come acceleratore di impatto per i promotori del cambiamento dei sistemi per la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile).
Nell’agosto 2021, quando i talebani hanno preso il potere, NOVE ha dovuto decidere se abbandonare o no il Paese. La scelta, tutt’altro che scontata, è stata restare. Sotto la guida di Susanna, NOVE ha gestito l’evacuazione di emergenza di centinaia di afghani in pericolo, subendo al contempo la confisca del suo centro di formazione femminile e di tutte le attrezzature da parte della polizia religiosa, nonché la chiusura forzata del Pink Shuttle e di altri progetti dedicati alle donne. Pochissime attività sono sopravvissute, si è dovuto ricominciare quasi da zero.
Pochi mesi dopo il cambio di regime, Susanna Fioretti è tornata a Kabul per tentare un dialogo diretto con le autorità talebane. Tenacia, capacità di valutare i rischi e negoziare, derivate da tanti anni di cooperazione internazionale, l’hanno aiutata ad ottenere i primi risultati. Gradualmente, le attività di NOVE sono riprese, comprese quelle rivolte alle donne.
«Ho imparato ad ascoltare, a cercare di capire la logica e il non detto dei miei interlocutori; ad adattarmi e, se necessario, ad accettare compromessi che non ledano i miei principi. Evito le persone con cui è evidente che non si possa dialogare, le porte sbarrate; cerco quelle aperte o socchiuse. La mia età è un vantaggio, perché mi consente di parlare quasi da pari a pari con gli uomini afghani. Non mi arrendo facilmente ai no. Nel 2004 ho pensato di organizzare a Kabul un premio per l’imprenditoria femminile: oltre a produrre risultati concreti per le coraggiose imprenditrici afghane, poteva essere un segnale forte di speranza, di apertura. All’inizio mi è stato risposto che non se ne parlava proprio, ma ho intravisto uno spiraglio. E dopo vari tentativi, il Ministero del Commercio e dell’Industria ha approvato quello che credo sia l’unico premio per le donne nell’Afghanistan talebano. Si è tenuto nel luglio 2025 in un hotel della capitale, presenti uomini e donne, insieme.»
Dalle esperienze lavorative di Susanna in diversi Paesi, intrecciate a vicende personali, sono nati i libri La tela di Penelope, stampato a Kabul da una cooperativa femminile, Involontaria, pubblicato da Einaudi con un commento di Dominique Lapierre, e Quattro al secondo (Stampa Alternativa).
Benché Susanna sia piuttosto schiva, il suo carisma e il suo lavoro hanno suscitato un crescente interesse da parte delle cronache. E’ stata intervistata da numerosi media nazionali e internazionali e la sua testimonianza è parte del volume online “Italiani e Italiane in Afghanistan” dell’Ambasciata d’Italia Kabul, dedicato alle esperienze culturali e umanitarie italiane di maggiore rilievo nel Paese. Nel 2025, ha ricevuto il Premio “Amelia Earhart” di Zonta per l’impegno instancabile nella promozione di progetti di emergenza, sviluppo e inclusione in contesti di estrema complessità, con una particolare attenzione all’Afghanistan.
«Il rischio di essere continuamente a contatto con tanta sofferenza è diventare insensibili. A me, per fortuna, non è mai successo, ma a volte sono crollata. Con più o meno fatica mi sono ripresa e andrò avanti così, credo, finché ci riuscirò.»