LETTERE DA KABUL
La rubrica mensile di Alberto Cairo
Festeggiamenti amari
2 marzo 2026
“Noi afghani amiamo tutte le feste, anche quelle degli altri.” Me lo dissero nel 1990, appena arrivato a Kabul. Si rivelò vero. Socievoli, diretti e ospitali, gli afghani sono pronti a celebrare sempre. Ma gli ultimi decenni hanno cambiato non poco abitudini e usanze. La situazione economica, politica, religiosa e di sicurezza che un paese attraversa influisce infatti su ogni aspetto della vita sociale. Anche sul modo di festeggiare o celebrare ricorrenze civili e sacre.
Prendi il Ramadan, il mese sacro dei musulmani. Corrisponde al nono mese del calendario islamico e ha una durata variabile tra i 29 e i 30 giorni in base alle fasi lunari. Quest’anno, 2026, è iniziato il 17 febbraio. Secondo la tradizione islamica, si tratta del mese nel quale il profeta Maometto ha ricevuto la rivelazione del testo sacro dell’Islam, il Corano. Digiunare durante il Ramadan è un dovere religioso, uno dei cinque pilastri dell’Islam, insieme alla professione di fede, alla preghiera, all’elemosina e al pellegrinaggio alla Mecca.
A partire dall’alba i credenti non possono né mangiare né bere né avere rapporti sessuali. La sera, al tramonto, la fine del digiuno è annunciata dalle moschee. È usanza riunirsi per consumare insieme l’iftàr, il pasto serale. Un secondo pasto avrà luogo la mattina prima del sorgere del sole. Non sono tenuti a rispettare queste regole gli anziani, i malati, le donne incinte o che allattano, i bambini piccoli e i viaggiatori.
Il Ramadan è un periodo di penitenza. Restare senza mangiare e senza bene per buona parte della giornata può essere difficile, specie quando il digiuno cade durante l’estate e per chi compie lavori manuali pesanti. Porta i benestanti a capire quello che i poveri provano costantemente, invita alla riflessione attraverso la lettura del Corano ed esorta a compiere atti di beneficienza e di assistenza verso i più bisognosi.
La fine del Ramadan arriva con la festa dell’Eid El-Fitr, tre giorni in cui uffici, scuole e, in parte, negozi sono chiusi. Il primo pranzo dopo i trenta giorni di digiuno è un evento familiare importante. Nei due giorni successivi è un susseguirsi di inviti, visite e incontri in cui legami di parentela e amicizia vengono rinnovati.
Oggi in Afghanistan per la maggioranza della popolazione immutato resta solo il digiuno.
I Ramadan di oggi sono diversi. Passano veloci, quasi non ti accorgi del capovolgimento del ritmo della vita che astenersi da cibo e acqua comporta.
