28Mag

Burocrazia farraginosa, corsi di italiano non adeguati alla domanda, mancato riconoscimento dei titoli di studio, difficile accesso a borse di studio nelle università, ostacoli insormontabili per affittare una casa. Ogni giorno riscontriamo sulla pelle dei rifugiati che seguiamo limiti e problemi evidenti nell’accoglienza in Italia”. A raccontare dall’interno le problematiche concrete e dannose che ostacolano l’inserimento socio-economico dei rifugiati e richiedenti asilo sono Susanna Azzaro, coordinatrice del programma di inclusione sociale di NOVE in Italia, e Gabriella Melli, responsabile dell’area lavoro e formazione dei progetti Oltre l’Accoglienza e Prossimi Cittadini. Dal loro osservatorio, un’altra mancanza grave è il coinvolgimento troppo limitato – per non dire assente – della società civile locale, che sarebbe invece determinante per la conoscenza reciproca –abbattendo pregiudizi e stereotipi – e in termini pratici per favorire l’inclusione dei rifugiati, potenziale fattore di crescita economica, culturale e umana per l’Italia.

Molte delle rifugiate afghane sono altamente qualificate ma, se e quando riescono a trovare un impiego, si vedono costrette a lavori non adeguati alle loro competenze, precari e spesso sottopagati”, riferisce Livia Maurizi, Responsabile dei Programmi di NOVE. E’ il caso di una chirurga che, nonostante anni di esperienza in Afghanistan, in Italia non riesce ad avere l’abilitazione per esercitare la professione, a causa del mancato riconoscimento dei suoi titoli di studio.

La soluzione di problemi simili dovrebbe essere una priorità, in un Paese che ha un disperato bisogno di personale medico. “Oltre all’aspetto umano, questi ostacoli causano un’enorme perdita di valore per l’Italia, che potrebbe invece giovarsi della professionalità di alto livello di donne e uomini afghani rifugiati, migliorando settori quali sanità, istruzione e tecnologia”, sottolinea Maurizi.

C’è davvero tanto da fare e proprio per questo NOVE, parte di una rete di Ong e altre realtà associative del Terzo Settore, è in prima linea nel supportare i migranti e tutelare i loro diritti con interventi ad hoc, come corsi di lingua e formazione professionale finalizzati all’inserimento lavorativo. Nell’ambito del progetto Prossimi Cittadini, le attività sono svolte in collaborazione con il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR), la Fondazione Caritas di Trieste e la Cooperativa Lybra Onlus, nella provincia di Trieste e in quella di Roma.

E’ necessario un impegno continuo per migliorare l’accessibilità ai servizi, combattere la discriminazione e promuovere l’uguaglianza di genere. Solo così l’Italia può diventare un Paese davvero inclusivo”, conclude la Responsabile dei Programmi di NOVE.

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